lunedì, settembre 10, 2007

JUVE: BILANCI, CALCIOPOLI ED IL FUTURO

Questo è un lavoro di Crazeology (utente del forum) sui bilanci e pubblicato in j1897.com nella sezione farsopoli.


DOSSIER BILANCJU!



PREMESSA

Dando per scontato che calciopoli per me parte dalla proprietà, gli unici punti per me oscuri sono sempre stati i problemi di bilancio....
Una parte della questione su cui si è sempre detto di tutto e di più.

......

La Juve è stata ridimensionata. (momentaneamente o no, si vedrà presto)
Gradirei avere qualche spiegazione dagli amici del forum che si occupano di cose di economia, finanza, tasse, bilanci, ecc
So che tra gli utenti ci sono molti esperti del settore.
Ci sono anche molti utenti che hanno delle conoscenze acquisite "fai da te", e che credo siano molto preparati pur non facendo queste riflessioni per professione.
Lancio questo topic perché si vocifera della vendita della proprietà....
Io ho sempre trovato molto interessanti le riflessioni e le ricostruzioni di molti utenti, anche dell'altra parte del forum, al punto che spesso non sapevo più a chi dare ragione...
persino quando i battibecchi erano serrati e durissimi.
Mi piacerebbe però che venisse affrontata la discussione privandosi della maglia di tifoso, l'appartenenza ad un gruppo o ad un altro....
Niente Moggiani e niente CobbolliSti (notare la S )
Vorrei capire bene quali danni ci sono stati e come ci si orienta nella prospettiva di una vera o solo parziale vendita....
Ho deciso quindi di postare una serie di articoli di Marco Liguori
(ho detto Marco e non Paolo )
perché mi sembra abbastanza neutrale e molto competente.
Ne metto però anche altri e se qualcuno ha del materiale da aggiungere ben venga.
Magari ci sarà qualche errore.... non lo so.
Però credo che postando questi ed altri articoli forse vi orientate meglio....
So già che comunque non ci capirò nulla e alla fine mi arrenderò.
Però ci dovevo almeno provare prima o poi...
Lancio il topic di qua, sia per evitare i battibecchi, sia perché vorrei che si ragionasse in termini calciopolistici....

Vi prego se possibile di utilizzare un linguaggio semplice e non troppo tecnico....
o comunque di aiutare con esempi ecc...
Chiedo pietà per i comuni mortali.
(tra cui me, che ho idee molto generiche sul tema, perché i diversi esami sostenuti di Economia all'università non racchiudevano questi argomenti... )
Insomma "fatemi capire..." diceva quello là. ( )
"fateCI capire" dice crazeology...


BUONA LETTURA!



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I CONTI DEL PALLONE
Juventus, intrecci e misteri
dell'aumento di capitale


Qual è il legame che unisce la Semana srl alla Banca del Piemonte? Stando al prospetto dell'aumento di capitale da 104,8 milioni di euro, la Semana opera per la manutenzione del centro sportivo di Vinovo e dello Stadio Delle Alpi. Invece, la Banca del Piemonte è uno dei tre istituti garanti

Torino, 26 maggio 2007 - Qual è il legame che unisce la Semana srl alla Banca del Piemonte? In apparenza nessuno: la prima è una società che si occupa della gestione e manutenzione di impianti sportivi, controllata al 30% dalla Juventus e al 70% dalla Ese srl, mentre l'altra è un istituto bancario posseduto da un unico socio, la Finconfienza spa. Diversi anche i loro rapporti con la società bianconera: stando al prospetto dell'aumento di capitale da 104,8 milioni di euro, pubblicato il 24 maggio scorso, la Semana opera per la manutenzione del centro sportivo di Vinovo e dello Stadio Delle Alpi. Invece, la Banca del Piemonte è uno dei tre istituti garanti, assieme a Hypovereinsbank (gruppo Unicredit) e Banca Imi (gruppo IntesaSanpaolo), dell'acquisto di azioni non eventualmente sottoscritte dai soci della Juventus. In realtà il legame tra la società a responsabilità limitata e la banca è molto forte ed evidente: esso è costituito da Nomenfid, Simonfid e Sofegi. Tutte e tre sono fiduciarie controllate dalla famiglia Grande Stevens, il cui capostipite, Franzo, è ex presidente della Juventus e uno degli uomini più in vista dell'entourage della Famiglia Agnelli: è infatti consigliere di Ifi e Ifil, le due società che a cascata controllano la Juventus. La coincidenza è singolare: esse sono presenti al termine della catena di controllo della Semana e della Banca del Piemonte. La srl è balzata alle cronache già nell'aprile del 2004, con un articolo de Il Manifesto che ne aveva evidenziato l'assetto societario poco trasparente. Poche settimane fa un ex dirigente juventino, Maurizio Capobianco, in un'intervista a La Repubblica aveva parlato della Semana riguardo a un presunto giro occulto di soldi destinati ad arbitri, dirigenti Figc e giornalisti. Ad ogni modo, le fiduciarie nascondono un segreto, probabilmente inconfessabile: esse potrebbero occultare due o più soci che da un
lato controllano una società che offre servizi alla Juventus (ed eventualmente ha operato, come spiegato da La Repubblica, attraverso fondi neri sospetti come ha dichiarato Capobianco ai pubblici ministeri torinesi Bruno Tinti e Marco Gianoglio) e dall'altro finanziano la società calcistica. Ma ciò resta soltanto un'ipotesi, come tutte le volte in cui esistono società fiduciarie, poiché non è dato sapere chi possano essere i nomi: il loro scopo, riconosciuto dalla legge, è quello di tenere celati i reali proprietari della Semana e della Banca del Piemonte. Gli azionisti misteriosi di entrambe potrebbero quindi anche non essere le stesse persone.

Lo schermo della Semana… Per capire meglio l'importante nesso e tra le due aziende, bisogna esaminare la loro catena di controllo e gli uomini in essa presenti, attraverso le ultime visure e gli elenchi soci disponibili in Camera di Commercio. L'azionariato della Semana è rimasto identico a quello della sua fondazione, avvenuta nell'agosto del 2003. Il 30% del suo capitale è mano alla Juventus, mentre il pacchetto di maggioranza è detenuto dalla Ese. Quest'ultima è controllata al 90% dalla Simonfid, mentre il restante 10% dalla Nomenfid. A sua volta, la Simonfid è controllata al 76,72% da un'altra fiduciaria, la Sofegi: tutte hanno sede in via del Carmine 10 a Torino, a pochi metri dal civico 2 dove c'è lo studio dell'avvocato Franzo Grande Stevens. La Sofegi ha tre
soci: Franzo Grande Stevens (10%) con i suoi figli Cristina (40%) e Riccardo (60%). A sua volta la Nomenfid ha come azionisti principali i due rampolli dell'"avvocato dell'Avvocato": Cristina 18% e Riccardo 52%.

…e quello della Banca del Piemonte. Tra le tre fiduciarie e la Banca del Piemonte ci sono una serie di
intrecci e gustose coincidenze. Il primo elemento, come si è detto all'inizio, è costituito dall'assetto societario dell'istituto che, stando al sito http://www.bancadelpiemonte.it/, ha sede a Torino ed è forte di 51 sportelli distribuiti tra la provincia del capoluogo di regione e quelle di Alessandria e Cuneo. Stando al più recente elenco
soci depositato in Camera di Commercio, la Banca del Piemonte è interamente controllata dalla Finconfienza spa, tramite il 77,85% in azioni ordinarie e il 19,92% in titoli privilegiati: questi ultimi, stando all'ultimo bilancio al 31 dicembre 2005 disponibile sul sito della banca, hanno fruttato all'azionista unico circa 1,5 milioni in dividendi su un totale di utili pari a 9,09 milioni. A sua volta Finconfienza è posseduta al 99,99% da Simonfid, mentre la piccola quota restante è di Nomenfid: esse, assieme a Sofegi, custodiscono gelosamente i nomi dei veri proprietari dell'istituto di credito. Ma gli intrecci tra le fiduciarie della famiglia Grande Stevens e la Banca del Piemonte non finiscono qui. Visure alla mano, il presidente di quest'ultima, Lionello Jona Celesia, è possessore del 3% di Nomenfid e ne è sindaco: incarico che ricopre anche nella Simonfid. Un altro anello di congiunzione è rappresentato da Giorgio Ferrino: anch'egli detiene il 3% di Nomenfid, è consigliere di amministrazione
di Banca del Piemonte e della sua controllata Finconfienza. Inoltre riveste l'incarico di presidente dei consiglio di amministrazione di Nomenfid, Simonfid e Sofegi.

Intrecci bancari. Nel prospetto informativo dell'aumento di capitale, la Juventus ha "avvisato" gli azionisti dei potenziali conflitti d'interesse in cui incorrono due delle banche che garantiscono le quote non sottoscritte.
Hypovereinsbank, banca tedesca del gruppo Unicredit, e Banca del Piemonte sono finanziatori del club bianconero. «Alla data del 31 marzo 2007 l'esposizione debitoria dell'emittente – si legge nel prospetto – nei confronti delle predette banche ammontava complessivamente a circa 19,3 milioni, corrispondenti a circa il 32,6% del'indebitamento finanziario complessivo lordo della società». La Juventus ha anche specificato che con il gruppo Unicredit, tramite la Locat, è stato stipulato un contratto di locazione finanziaria del centro sportivo "Juventus Center" di Vinovo: 19 milioni del totale debitorio della società bianconera sono relativi a questo accordo. Inoltre, il prospetto segnala che i consiglieri juventini Carlo Barel di Sant'Albano e Camillo Venesio "sono rispettivamente membro del consiglio di sorveglianza di IntesaSanpaolo spa e amministratore delegato e direttore di Banca del Piemonte spa». Ma c'è anche un'altra avvertenza. «Si segnala inoltre che Virgilio Marrone – prosegue il testo del prospetto – amministratore delegato di Ifi (che detiene il controllo sulla Juventus tramite la società controllata Ifil) è membro del consiglio di gestione di IntesaSanpaolo spa». Spulciando il sito della Consob (www.consob.it) si nota anche che la Compagnia di San Paolo, ossia la fondazione bancaria presieduta da Franzo Grande Stevens, detiene il 7,684% di IntesaSanpaolo, mentre l'Ifil (controllante al 60% della Juventus) detiene il 2,447% della Juventus. A sua volta IntesaSanpaolo (che possiede Banca Imi, altro garante ell'aumento di capitale) ha il 2,508% di Unicredit. Insomma, gli intrecci delle società di Casa Agnelli con gli attori dell'aumento di capitale della Juventus sono molto forti: è l'ennesima dimostrazione della forza economico-finanziaria della società bianconera, che può sempre dormire sonni tranquilli anche nei momenti più difficili. Invece la maggior parte delle società calcistiche italiane non gode di questa forza e deve arrangiarsi come può. Infine, restano al fondo due domande: è giusto, in ossequio al principio della trasparenza borsisica, varare un'operazione con
conflitti d'interesse confessati (in parte) dalla stessa Juventus? Ed è giusto che una delle banche del consorzio di garanzia non riveli i suoi reali azionisti di controllo e si mascherino dietro due fiduciarie?

di Marco Liguori

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I CONTI DELLA JUVE
Bilancio in pareggio
grazie alle cessioni eccellenti e ai soldi delle tv


La Signora, stando al prospetto informativo, alla semestrale e all'ultima trimestrale al 31 marzo scorso, ha adottato una politica di contenimento dei costi. Ciò a causa della retrocessione in Serie B dopo il processo sportivo della scorsa estate.
Tuttavia, la società è riuscita a reggere l'impatto negativo sui conti, grazie alla seguente formula magica: 40,90 milioni di euro da plusvalenze calciatori

La Juventus, stando al prospetto informativo, alla semestrale e all'ultima trimestrale al 31 marzo scorso, ha adottato una politica di contenimento dei costi. Ciò a causa della retrocessione in Serie B dopo il processo sportivo della scorsa estate. Tuttavia, la società è riuscita a reggere l'impatto negativo sui conti, grazie alla seguente formula magica: 40,90 milioni di euro da plusvalenze calciatori (incassate nel calciomercato estivo e in quello di gennaio) più 90,44 milioni di risconti passivi (stando alla semestrale), ossia anticipo di ricavi futuri concessi principalmente da Mediaset, Sky e Rai. Le prime sono componenti straordinarie, mentre le seconde sono un probabile retaggio dell'appartenenza alla galassia societaria della Famiglia Agnelli. Un vero e proprio paracadute che risolve qualsiasi tipo di problema. La dirigenza afferma che chiuderà l'esercizio con un sostanziale pareggio: nella riunione del consiglio di amministrazione del 24 settembre prossimo, in cui saranno esaminati i conti annuali, si saprà se l'obiettivo è stato centrato.

Tagli e plusvalenze

Grazie alla politica del risparmio, nei primi nove mesi i costi operativi (105 milioni) sono stati tagliati del 29,4% rispetto ai 148,7 milioni del corrispondente periodo dell'esercizio precedente. La società bianconera sottolinea nei documenti contabili che "ha attuato un incisivo piano di riduzione dei costi, in particolare quelli relativi agli stipendi e all'ammortamento dei diritti pluriennali alle prestazioni dei calciatori". Gli stipendi del personale tesserato, raffrontando il dato del 31 marzo 2007 con quello al 31 marzo 2006, è calato a 68 milioni dai precedenti 88,2. Tutto ciò ha compensato la perdita del 6,9% dei ricavi nei primi nove mesi di esercizio, che hanno risentito "degli effetti della retrocessione in serie B e della mancata partecipazione alla Uefa Champions League". Ma la voce ricavi è stata salvata da un tracollo ben più consistente, grazie a un "maquillage" consentito a partire da questo esercizio dai nuovi principi contabili Ias, validi per tutta l'Unione Europea per le società quotate in Borsa come appunto la Juventus: si tratta delle plusvalenze calciatori, pari a 40,91 milioni, un provento che per il nostro Codice Civile (superato dai nuovi principi) è da iscrivere nelle componenti straordinarie. Ovviamente, per gli Ias anche le minusvalenze devono essere inserite tra i costi. E' un "grazioso" regalo per chi riesce a incassare somme ingenti dalla campagna acquisti, esteso ovviamente anche alle altre due società calcistiche quotate a Piazza Affari, Roma e Lazio. Esso irrobustisce l'ammontare ricavi della Vecchia Signora nei primi nove mesi a 140,60 milioni: senza le plusvalenze sarebbe stato di 99,70 milioni. La differenza ricavi/costi sarebbe stata negativa per 19,59 milioni: con i nuovi principi contabili è invece risultata positiva per 17,4 milioni. Grazie alle plusvalenze, il risultato netto dei primi nove mesi è stato di 10,9 milioni contro il passivo di 9,28 milioni dello stesso periodo della scorsa stagione. La stessa Juventus "confessa" il loro carattere straordinario nel prospetto dell'aumento di capitale, operazione iniziata lunedì scorso. Una prima volta,
spiegando che "l'attività caratteristica della società consiste nella partecipazione alle competizioni calcistiche nazionali e internazionali", facendo già capire che il trading da calciatori non rientra in essa. La seconda volta, affermando che nei primi sei mesi del 2006/07 "il risultato operativo passa da un valore negativo di euro 17.217 migliaia ad uno positivo per euro 20.166 migliaia": ciò è dovuto "unicamente alle significative cessioni di calciatori della prima squadra che si sono interamente riflesse sul periodo in termini di contabilizzazione di plusvalenze (euro 38.864 migliaia)".

Evviva gli anticipi!

Nell'esercizio 2005/06, come è spiegato sempre nel prospetto, la società ha incassato proventi non ricorrenti "derivanti dalla cessione di diritti di opzione, che, nel corso del 2006, sono stati pari ad euro 31.750 migliaia, mentre, nel 2005 erano pari a euro 18.000 migliaia". Di questi, 30 milioni derivavano ai diritti di opzione ceduti a Mediaset "per prorogare, a condizioni prestabilite e per un'ulteriore stagione, i contratti stipulati in data 23 dicembre 2005". Questa ingente somma quest'anno non ci sarà, a meno di altre future intese da stipularsi entro la fine dell'esercizio al 30 giugno. Anzi, la Juventus ha espressamente ribadito in tutti i documenti contabili e nel prospetto informativo la riduzione dei diritti radiotelevisivi e proventi media (passata da 106,59 milioni al 31
marzo 2006 ai 63,94 milioni al 31 marzo 2007) "si origina per mancata partecipazione alla Uefa Champions League" e per la "rinegoziazione dei contratti con Sky Italia". La modifica del contratto con la tv satellitare ha comportato per la società di Casa Agnelli una riduzione da 94,5 milioni a 80,2 milioni per l'esercizio attuale. Inoltre, lo sponsor Tamoil ha rescisso il contratto con la Juve, con un impatto economico negativo per 8 milioni, mentre la revisione dell'intesa con Nike ha significato una perdita di 4,5 milioni per il 2006/2007 e altri 4,5 milioni nei prossimi otto anni. Ma la revisione dei contratti con gli sponsor e Sky, e la mancanza (almeno per i primi nove mesi di esercizio) della sottoscrizione di diritti di opzione da parte di Mediaset, non ha impedito alla Juve di ottenere un secondo "gentile" regalo offerto stavolta dalle aziende con cui intrattiene rapporti commerciali. La dirigenza bianconera ha infatti evidenziato a pagina 36 della semestrale che ha incassato 90,44 milioni in risconti passivi, ossia anticipi di ricavi futuri di competenza di altri esercizi già spesi per la gestione in corso, inseriti correttamente nello stato patrimoniale passivo. Tale voce nel bilancio 2005/06 aveva toccato appena i 58,50 milioni. E chi sono i "benefattori" della società torinese? I tre principali sono Mediaset e Sky, a cui si è aggiunta "mamma" Rai probabilmente in forza degli accordi sull'archivio delle immagini televisive della Juve, stipulati il 31 marzo 2006 a meno di due mesi dallo scoppio di calciopoli. Mediaset ha elargito anticipatamente ben 31,14 milioni, mentre Sky ha "puntellato" i conti bianconeri con 23,52 milioni. Segue l'ente televisivo statale con 13,97 milioni: 10,93 milioni provengono dalla Rai spa, mentre poco più di 3 milioni da Rai Trade. Il quarto "benefattore" è la Banca Popolare Italiana che ha versato 8,38 milioni nelle casse bianconere. Ma c'è una sorpresa: la Oilinvest Netherlands, ossia la società titolare del marchio Tamoil, ha elargito la rispettabile cifra di 6 milioni nonostante la risoluzione del contratto di sponsorizzazione. C'è anche la compagnia di videofonia, la H3G, che ha pagato 2,92 milioni alla società presieduta da Giovanni Cobolli Gigli. Già negli anni della gestione Moggi-Giraudo-Bettega la Juventus incassava laute somme con i risconti passivi: nel 2001/2002 ammontarono a 151 milioni, mentre furono 165,34 milioni nella stagione successiva. Di un vantaggio simile non ha goduto, come si è visto ad esempio qualche settimana fa, il Bologna che anzi è stato abbandonato dai suoi sponsor principali, ma senza ottenere un solo centesimo in anticipo. Il motivo della forza contrattuale della Juventus non è racchiuso nelle solite chiacchiere da bar, ma è spiegato nel prospetto della quotazione del dicembre 2001 e ribadito in quello dell'aumento di capitale. "La società appartiene al gruppo di società facenti capo alla società Giovanni Agnelli & C. Alla data del presente prospetto informativo, la società intrattiene rapporti contrattuali con società del gruppo che rientrano nel corso normale degli affari. Ove tuttavia la società non facesse più parte del gruppo i vantaggi connessi a tale appartenenza potrebbero venire meno con possibili ricadute sull'operatività e sui progetti di sviluppo della società, e, quindi, con possibili effetti negativi sui risultati economico-finanziari". Tradotto dal linguaggio dei prospetti borsistici, significa che la Juventus ottiene le condizioni contrattuali favorevoli solo grazie al fatto di appartenere al gruppo Agnelli. In base a ciò non sarebbe quindi un buon affare per un eventuale compratore rilevare la società, poiché non riceverebbe lo stesso trattamento costituito da clausole
vantaggiose con sponsor e televisioni. Sempre riguardo ai risconti, si impone una domanda al mondo politico, attualmente impegnato nell'approvazione definitiva della legge delega sulla ripartizione collettiva dei diritti tv: è giusto che un'azienda pubblica come la Rai (controllata dal ministero dell'Economia) versi in anticipo somme consistenti della cittadinanza a una società condannata dalla giustizia sportiva per illecito e che ha due suoi ex dirigenti, Luciano Moggi e Antonio Giraudo, indagati dalla Procura della Repubblica di Torino per falso in bilancio e per emissione di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti e dichiarazione fraudolenta mediante uso di tali documenti? E soprattutto perché la Rai ha stipulato accordi solo con la Juventus? Esistono altre squadre che hanno scritto la storia del calcio italiano (come Inter, Milan, Lazio, Roma, Genoa, Napoli, Fiorentina, Bologna) che avrebbero diritto a ricevere un uguale trattamento.

Debiti e aumento di capitale

E a proposito di processo sportivo, stando alla semestrale la Juventus risulta debitrice per 507mila euro nei confronti dello studio Zaccone e per 226mila euro verso lo studio Grande Stevens. All'interno dei
debiti verso fornitori, pari a 10,5 milioni, si segnalano anche la cifra 237mila euro dovuta all'ex vicepresidente Roberto Bettega. Ma al suo interno vi sono anche somme dovute a sponsor: 155mila euro erano
dovute al 31 dicembre scorso al Comune di Torino che, stando al sito della Juventus (http://www.juventus.com/it/societa/detail.aspx?lml_language_id=0&trs_id=1284000) risulta essere "commercial partner". Invece la Regione Piemonte è "official supplier". La società bianconera era anche debitrice per 476mila euro, verso Epf Comunicazione, concessionaria di pubblicità del gruppo Editori per la Finanza che è media partner della Juventus ed è un gruppo editoriale che tratta per la maggior parte di aziende quotate in borsa. Invece, il quotidiano sportivo Tuttosport è legato alla società di corso Galileo Ferraris da un contratto di "commercial partner", così come anche La Stampa, quotidiano della famiglia Agnelli. L'aumento di capitale da 104,8 milioni di euro servirà a diminuire lo stato debitorio, che presenta nel rendiconto dei primi nove mesi dell'esercizio 70,49 milioni di passività non correnti, 133,50 milioni passività correnti e una posizione finanziaria netta negativa per 59,2 milioni. Quest'ultima voce è composta deriva interamente da debiti
verso le banche: 19,1 milioni sono relativi all'operazione di leasing finanziario a copertura dell'investimento nel nuovo centro sportivo di Vinovo. C'è poi la parte relativa da impiegare alla campagna acquisti:
secondo l'amministratore delegato Jean Claude Blanc, intervistato il 29 maggio scorso dal quotidiano La Repubblica, la cifra per il calciomercato ammonta a 50 milioni. Nel prospetto dell'aumento di
capitale vi è però una segnalazione importante riguardante il parametro valore della produzione/debiti finanziari aggiornato al 31 marzo scorso, che è imposto dalla Figc alle società per essere ammesse
al calciomercato. Secondo il documento, questo rapporto deve essere consegnato entro il 31 maggio: "entro tale data – si legge nel prospetto – la Figc dovrebbe provvedere alla determinazione della
misura minima di tale parametro". Ciò vuol dire che alla data di pubblicazione del prospetto, la Juventus non conosceva quale fosse il valore da rispettare. E' una grave mancanza di trasparenza verso la
società bianconera e i suoi azionisti, che non possono conoscere quanta parte dell'aumento deve essere destinata al soddisfacimento del parametro. Si può sospettare che il valore sia adeguato alle squadre
che versino in difficoltà, visto che molte di esse annaspano nei debiti. Quando deciderà la Figc di adeguare i propri regolamenti alla più ampia trasparenza, visto che tre società di serie A sono quotate a
Piazza Affari, e gli interessi degli azionisti per la legge ordinaria sono sovrani?


di Marco Liguori

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I CONTI DEL PALLONE 3
Calciopoli, la Juve presenta
querela per tutti i reati
commessi ai danni della società

E' un atto a tutela degli azionisti contro i danni derivanti da eventuale cattiva gestione che venisse riconosciuta dalle indagini dei magistrati. E' un messaggio per Moggi e Giraudo. In attesa degli sviluppi dell'inchiesta napoletana, oggi il primo fa l'opinionista; il secondo vive a Londra e lavora in una società che si occupa di affari immobiliari.

Dopo le condanne della giustizia sportiva e i ricorsi contro di esse, l'ex amministratore delegato della Juventus Antonio Giraudo e l'ex direttore generale nonché ex consigliere di amministrazione con poteri esecutivi Luciano Moggi attendono gli sviluppi dei procedimenti penali. Uno dei filoni d'inchiesta, stando al prospetto dell'aumento di capitale della società bianconera, riguarda le ipotesi accusatorie mosse dal Procuratore aggiunto di Torino, Bruno Tinti, nei confronti di Giraudo e Moggi per "falso in bilancio" ed "emissione di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti e dichiarazione fraudolenta mediante l'uso di tali documenti". Riguardo a questo procedimento c'è un'importante novità riferita dal club bianconero: "la società ha presentato in data 17 gennaio 2007 una querela per tutti i reati commessi in danno della società che potranno emergere dalle indagini e nei confronti di chi apparirà esserne stato autore".

Sembrava che la Juventus non fosse intenzionata ad esperire le vie legali per le eventuali responsabilità dei suoi passati dirigenti: ci si attendeva che esperisse un'azione di responsabilità verso di essi dopo la condanna alla retrocessione in serie B, ma non se ne è fatto nulla. Invece, la presentazione della querela è un primo atto a tutela degli azionisti contro i danni derivanti da eventuale cattiva gestione riconosciuta dalle indagini dei magistrati.

Entrambi sono inoltre indagati dai Pubblici Ministeri Filippo Beatrice e Giuseppe Narducci della Direzione distrettuale antimafia di Napoli per varie ipotesi di reato, tra cui, come si legge ancora nel prospetto dell'aumento di capitale della Juventus, "l'associazione per delinquere finalizzata alla frode sportiva". Moggi insieme al figlio Alessandro, in merito alle indagini sulla Gea, comparirà il 21 giugno prossimo davanti al Tribunale penale di Roma per rispondere del reato di associazione per delinquere nonché di minacce e di violenza. Ma cosa fanno adesso i due, che assieme a Roberto Bettega (anch'egli consigliere esecutivo) costituivano la "triade" della gestione della società appartenente a casa Agnelli? Stando ai rilievi svolti in Camera di Commercio, sinora Moggi non ricopre alcun incarico societario e non risulta essere socio di aziende. Si accontenta di svolgere il suo lavoro di commentatore sportivo. Invece Giraudo, "uomo azienda" fedele al defunto Umberto Agnelli, non ha perso il pallino degli affari e si è trasferito con la moglie Maria Elena Rayneri a Londra, dove avrebbe alcuni interessi immobiliari: il mattone è il suo chiodo fisso assieme al golf, come si vedrà in seguito. Infatti egli
in passato è stato consigliere della Fivi (Fiat iniziative di valorizzazione immobiliare), della Unimorando (attività immobiliari su beni propri), e della Slittovie di Salice d'Ulzio impegnata nella costruzione di impianti sportivi. E' stato anche impegnato nell'intermediazione finanziaria con la Ifil Investimenti e nelle assicurazioni con la Allsecures Assicurazioni, dov'è stato consigliere.

Secondo le visure della Camera di Commercio, l'impegno attuale più importante di Giraudo è nella Royal Park Estate, società per azioni con 1,32 milioni di euro di capitale versato costituita il 30 gennaio 2006, a poco più di tre mesi dallo scoppio di Calciopoli. Egli è socio al 60% e ne è anche l'amministratore unico, mentre Andrea Nasi è azionista al 40%. Quest'ultimo è un componente della Famiglia Agnelli: è figlio di Marinella Wolf e Giovanni Nasi a sua volta discendente di Aniceta Agnelli e Carlo Nasi. Visure alla mano, il principale oggetto sociale verte su "l'assunzione, la compravendita, la gestione di partecipazioni in altre società in qualsiasi forma costituite o costituende al solo scopo di stabile investimento e non di collocamento al pubblico". Inoltre la Royal Park Estate "potrà compiere, inoltre, tutte le operazioni mobiliari e immobiliari connesse al conseguimento dell'oggetto sociale": in questo ambito potrà effettuare "compravendita e la permuta di beni immobili e di diritti reali immobiliari" e la "stipulazione e l'accollo di mutui anche fondiari". Nel febbraio del 2006 la società ha effettuato un aumento di capitale per poter acquistare il 51,52% della Immobiliare I Roveri spa, che ha come oggetto sociale "l'acquisto, la vendita, l'affitto di terreni con impianti ed attrezzature adibite per il gioco del golf ed altra attività sportiva nonché la costruzione dei predetti impianti".

L' Immobiliare I Roveri possiede alcuni terreni a Robassomero, nella zona a nord della provincia di Torino presso il parco regionale La Mandria, affittati all'Associazione Sportiva I Roveri. Stando al supplemento ordinario numero 1 al Bollettino Ufficiale numero 21 della Regione Piemonte del 22 maggio 2003, fu espresso dalla stessa Regione un "parere su istanza di concessione in sanatoria" presentata dall'Immobiliare I Roveri "per la realizzazione di lavori abusivi nel comune di Robassomero (To), all'interno del Parco regionale La Mandria". La Regione Piemonte espresse in merito "parere favorevole" ai sensi della legge 47 del 28 febbraio 1985. Fu un provvedimento reso possibile dalla legge, "ai fini della sanatoria per la realizzazione di lavori finalizzati al mutamento di destinazione d'uso di terreni da agricolo a campi sportivi per il golf e per la costruzioni di ponticelli" nel suggestivo e tonificante polmone verde del parco regionale posto a pochi chilometri dal capoluogo piemontese. L'Immobiliare I Roveri è una vera e propria "public company" con ben 474 azionisti: ogni azione vale 2mila euro. Tra essi spiccano i nomi della "dynasty" degli Agnelli: Andrea figlio del defunto Umberto Agnelli e Andrea Nasi che ne è anche presidente. Entrambi dividono per un sesto un'azione con altri quattro soci. Sono presenti anche due aziende di rilievo: la Electrolux Italia e la Tnt Global Express con un titolo a testa. E c'è anche una vecchia gloria della Juventus: Giuseppe Furino, che possiede un'azione. L'Immobiliare I Roveri ha venduto nel marzo 2005 la propria quota di 7.407 euro (pari all'8,23%) posseduta nella Investimenti Agricoli srl, che ha sede anch'essa nella Tenuta delle Mandrie a Robassomero, al nuovo azionista di riferimento, il Consorzio Lago Risera. Anche Giraudo ne era socio ed ha venduto la sua quota di 2.136 euro allo stesso Consorzio. Nella Investimenti Agricoli è presente Pavel Nedved, una delle attuali "bandiere" bianconere, che tuttora possiede una piccola quota di 712 euro (0,80%). Il calciatore ceco la detiene, elenco soci storico alla mano, almeno dal dicembre 2003.

Ma gli interessi immobiliari di Giraudo non finiscono qui. L'ex dirigente bianconero e sua moglie Maria Elena Rayneri sono i due unici soci amministratori della Fraluca società semplice, costituita dal 1968: secondo le trascrizioni delle visure camerali, l'hanno rilevata dal 2 febbraio scorso. La società che ha sede nel centro di Torino ha come oggetto "l'acquisto e la conduzione di fondi agricoli, di terreni e di fabbricati di qualsiasi genere, tipo e destinazione, nonché quote di comproprietà di fabbricati e in genere l'acquisto di immobili e valori immobiliari, la loro gestione e la loro eventuale assegnazione ai soci". I coniugi Giraudo sono più uniti che mai in un altro sodalizio: sono gli unici due soci (Antonio dal 1990, Maria Elena dal 2006) di una società dal nome che evoca paesaggi siberiani, la Erba e Steppa società semplice costituita nel 1976. Il suo oggetto è "la formazione, l'amministrazione e la gestione di un patrimonio costituito da attività immobiliari, compresa l'eventuale attribuzione in godimento ai soci dei beni sociali". La suddivisione degli utili non è però paritaria: stando alla visura camerale, "il socio Antonio Giraudo partecipa agli utili nella misura del 99%". La Rayneri si accontenta del restante 1%.

Infine, l'immobiliarista Giraudo è sbarcato anche in Liguria, nella ridente città di Savona, dove ha coniugato le sue due grandi passioni, ovvero golf e mattone. Qui risulta, stando agli elenchi camerali, essere socio con la quota di 12 azioni nella Società Golf Garlenda spa: vi è presente una nutrita serie di azionisti, quasi tutti possessori di 12, 24, o 36 titoli. L'azionista di riferimento con 180 titoli è l'Associazione Sportiva Golf Club Garlenda. Il suo oggetto sociale sono le "gestioni immobiliari e mobiliari", nonché "l'esercizio di attività sportivi affini quali campi da golf e da tennis, impianti per l'equitazione, piscine e quanto altro inerente".

di Marco Liguori

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I CONTI DEL PALLONE 4
La ristrutturazione del Delle Alpi
e la realizzazione di MondoJuve:
perché sono progetti a rischio


Il primo progetto prevede la costruzione del centro commerciale dello Stadio Delle Alpi ed è sub judice. Mondojuve, posto tra Vinovo e Nichelino, sorgerebbe su una superficie di 500mila metri quadri per un costo di oltre 100 milioni

I due progetti immobiliari della Juventus, il centro commerciale dello Stadio delle Alpi e quello di Mondojuve a Vinovo, rischiano di non essere realizzati. Il primo è sub judice nel vero senso della parola: contro di esso è stato presentato dal Comune di Venaria Reale un ricorso straordinario al Capo dello Stato, trasferito in giudizio dinanzi al Tar del Piemonte. Invece la Campi di Vinovo, controllata dalla società bianconera al 69,8%, proprietaria dei terreni su cui sorgerà Mondojuve potrebbe essere interamente ceduta all’altro suo azionista al 27,2%, la Costruzioni Generali Gilardi. In tal caso, la Vecchia Signora potrebbe perdere la maggior parte del proprio futuro patrimonio immobiliare, che costituiva una delle motivazioni per cui erano stati chiesti soldi agli investitori nel prospetto di quotazione a Piazza Affari nel dicembre del 2001. Con la convenzione stipulata nel luglio 2003 con il Comune di Torino, il Delle Alpi fu ceduto in diritto di superficie per 99 anni alla Juventus al prezzo di 25 milioni. Considerati i 54mila metri quadrati di superficie edificabile, il prezzo convenuto al metro quadrato è di 4,68 euro. Un vero “regalo” dell’amministrazione comunale.

Centri commerciali a confronto

La Juventus ha evidenziato nel prospetto dell’aumento di capitale che il Comune di Venaria «in data 11 maggio 2006 ha promosso ricorso straordinario al Capo dello Stato» contro la Regione Piemonte, il Comune di Torino, la Provincia di Torino e nei confronti della società di Casa Agnelli. Con questo ricorso amministrativo, la cittadina confinante con la periferia nord del capoluogo regionale, dov’è situato lo Stadio delle Alpi, intende «ottenere l’annullamento, previa sospensione, dei provvedimenti del 22 dicembre 2005 con i quali la conferenza dei servizi aveva accolto la richiesta di autorizzazione per l’attivazione di un centro commerciale classico e di un centro commerciale sequenziale e delle relative autorizzazioni commerciali rilasciate dal Comune di Torino».

La Juventus ha chiesto e ottenuto nel suo atto di opposizione che il ricorso fosse trasferito al Tar del Piemonte. Ma non è finita qui. Il Comune di Venaria ha promosso un secondo ricordo straordinario al Capo dello Stato, con cui «ha impugnato – si legge sempre nel prospetto – con istanza di sospensione, la deliberazione n.132 dell’11 aprile 2006 di approvazione della variante al piano esecutivo convenzionato relativo a “Ambito 4.23 Stadio Delle Alpi». Anche questo ricorso è stato reindirizzato al Tar Piemonte.

Ma quali sono le motivazioni? Il sindaco di Venaria Reale, Nicola Pollari, ha spiegato a Quotidiano.net che «il provvedimento della Conferenza dei servizi regionale rilasciava il parere preventivo per le successive autorizzazioni commerciali per due strutture, rispettivamente di 11.990 metri quadri e di 5000 metri quadri». Entrambe «sono collocate all’esterno delle gradinate dell’attuale stadio»: a ciò bisogna aggiungere le superfici destinate a magazzini ed altri usi. «I ricorsi sono stati innanzitutto presentati – prosegue Pollari – per la criticità di accesso a seguito dei nuovi flussi veicolari che si aggiungono e sovrappongono a quelli indotti dallo stadio».

La seconda motivazione, spiega il sindaco, riguarda il «mancato conteggio, per i calcoli del traffico generato, delle superfici delle attività di intrattenimento e svago». Inoltre, a detta del primo cittadino del Comune della cintura torinese esiste «una mancanza di previsione, negli elaborati progettuali in conferenza dei servizi, della viabilità di separazione dei comparti commerciali, che pertanto si configurano come “centro commerciale sequenziale”». In questo modo «le superfici di vendita si sommano portando il totale ad oltre 12.000 mq che è il massimo ammissibile dalla Regione per un centro commerciale in una localizzazione L2 quale è quella dello Stadio Delle Alpi».

La ciliegina sulla torta è costituita dal fatto che a pochi metri dallo stadio, oltrepassata la via Druento dove inizia il territorio del Comune di Venaria, esiste da tempo un centro commerciale Auchan. Nel ricorso al Tar è stata contestata la «errata previsione di una localizzazione L2 presso lo Stadio delle Alpi – sottolinea Pollari – in quanto a distanza inferiore a 2500 metri da altra localizzazione L2 esistente quale è l’Auchan di Venaria: all’epoca dell’individuazione da parte del comune di Torino valeva questo parametro obbligatorio da rispettare. Tra il centro commerciale esistente nel nostro territorio comunale e quello futuro che sarà posto nello stadio ci sono appena 90 metri».

La causa dinanzi al Tar ha avuto inizio il 29 settembre 2006 con una prima Camera di Consiglio sulla richiesta di sospensiva sia dei provvedimenti della conferenza dei servizi, sia di quello della variante del Comune di Torino. Dopo un primo rinvio al 23 maggio 2007, i giudici amministrativi hanno rinviato il giudizio al 7 novembre prossimo. La Juventus si è costituita contro i ricorsi «eccependo preliminarmente la tardività del ricorso – si legge nel prospetto dell’aumento di capitale – e comunque l’infondatezza dei relativi motivi di gravame».

Il sindaco di Venaria ha spiegato che si sta cercando una soluzione prima del giudicato del Tar. «Per evitare, se possibile, conflitti insanabili e strozzature – afferma Pollari – che pregiudicano la buona riuscita dell’iniziativa di arricchire lo stadio con attrattive per famiglie, è stato avviato un gruppo di lavoro che vede la presenza del Comune di Venaria, del Comune di Torino, di Juventus e di Auchan per capire se si riesce a risolvere i problemi prima che il ricorso arrivi a sentenza». In attesa dei provvedimenti di agevolazione del governo Prodi per il Delle Alpi e della sentenza del Tar per i ricorsi suddetti, la Juve disputerà anche per il 2007-2008 le gare all’Olimpico in coabitazione con il Torino, pagando un affitto di 200 milioni di euro più iva.

La telenovela Mondojuve

La società bianconera potrebbe “giocarsi” anche il progetto Mondojuve. Infatti, stando al prospetto informativo, la Vecchia Signora «in data 31 marzo 2006 ha ceduto alla Costruzioni Generali Girardi spa (titolare del 27,2% del capitale sociale della Campi di Vinovo spa, proprietaria dei terreni su cui sorgerà Mondojuve) opzioni per l’acquisto, in due tranche del 69,8% del capitale sociale della Campi di Vinovo, ancora detenuto dalla società (la Juventus n.d.r.)». La Juve parla di «processo di valorizzazione» del progetto Mondojuve: in realtà, se la Gilardi Costruzioni esercitasse l’opzione di acquisto, la Juve perderebbe la sua controllata con i terreni e il suo futuro patrimonio immobiliare. In più, stando alla trimestrale al 31 marzo 2006, «la Campi di Vinovo e la Costruzioni Generali Gilardi hanno risolto consensualmente il contratto preliminare di appalto del 30 giugno 2003 per la realizzazione di Mondo Juve».

Piccolo particolare: nel giugno del 2003, la società bianconera vendette il 27,2% della Campi di Vinovo alla Gilardi al prezzo di 37,3 milioni di euro. La somma complessiva pattuita per l’esercizio delle opzioni attuali sul restante 69,8% è analoga, pari a 37,6 milioni. In pratica, l’attuale controllata della Juventus si è svalutata di circa 57% in tre anni. Inoltre, l’amministratore delegato della Gilardi è Alessandro Gilardi, un nome che si intreccia in un’altra occasione con la Juventus: è infatti presidente e amministratore delegato della Semana, controllata al 70% dalla Ese (i cui soci sono mascherati dietro le fiduciarie Simonfid e Nomenfid) e al 30% dalla società della Famiglia Agnelli.

Mondojuve, posto tra i comuni di Vinovo e Nichelino nella zona sud della periferia di Torino, sorgerà su una superficie di 500mila metri quadri: al suo interno dovrebbe sorgere un centro commerciale e aree attrezzate per lo sport e il tempo libero. Stando al prospetto di quotazione in Borsa del dicembre 2001, il progetto era inserito (assieme al centro commerciale per il Delle Alpi) nel paragrafo «strategie e ricavi futuri» dove si legge che «la società mira ad incrementare e diversificare i propri ricavi e ad ulteriormente accrescere la propria redditività rendendola nel contempo meno sensibile all’andamento dei risultati sportivi».

Alle opzioni concesse alla Gilardi bisogna aggiungere anche l’infinita telenovela dei permessi autorizzativi. Secondo il documento per l’approdo in Borsa, i lavori per Mondojuve sarebbero dovuti iniziare alla fine del 2002. L’ex amministratore delegato Antonio Giraudo, strenuo fautore della trasformazione immobiliare juventina, ipotizzava che la costruzione sarebbe terminata tra la primavera e l’autunno del 2004. Siamo alla metà del 2007 e dei cantieri non c’è neanche l’ombra. Anzi, la Juventus avvisa nel prospetto dell’aumento di capitale che «tale progetto non ha ancora completato l’iter autorizzativo previsto dalla normativa vigente».

Ma c’è un’ulteriore importante avvertenza, che rappresenta la “confessione” delle enormi difficoltà per la costruzione di Mondojuve. «Ritardi nell’iter amministrativo ed eventuali ricorsi giudiziari – si legge nel prospetto dell’aumento di capitale – avverso i provvedimenti amministrativi potrebbero ritardare il processo di realizzazione di tale progetto, ovvero in situazioni estreme (quali l’impossibilità di conseguire le autorizzazioni amministrative necessarie), impedirne la realizzazione».

E’ vero che la realizzazione di Mondojuve sarebbe costata cara: all’incirca oltre 100 milioni. Ma è anche vero che i 62 milioni raccolti in Borsa dovevano servire anche alla sua edificazione. E adesso chi lo spiega ai piccoli azionisti (per la maggior parte tifosi) possessori del 32% quotato a Piazza Affari? In base al prezzo di riferimento di 1,921 euro di venerdì 25 maggio, ossia la seduta precedente all’inizio dell’aumento di capitale, i sottoscrittori stanno perdendo rispetto al prezzo di collocamento (pari a 3,7 euro) 1,779 euro per azione, pari a una diminuzione di valore del 48%. E pazienza se la cifra del collocamento è stata invece impiegata per la gestione della squadra bianconera: come è noto, in Borsa il rischio è sovrano.

di Marco Liguori

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Juventus, Roma e il risiko bancario

L'aggregazione fra grandi banche italiane, Intesa e Sanpaolo Imi prima, Unicredit e Capitalia poi, ha creato inattesi potenziali conflitti d'interesse nei rapporti fra le banche e il calcio italiano.
29.05.2007 11.28
Fonte: Il Sole 24 Ore

Il rapporto tra banche e calcio è sempre stato problematico. Per l'aumento di capitale della Juventus da 104,8 milioni c'è un consorzio di garanzia con Hvb del gruppo UniCredit, Intesa Sanpaolo, Banca del Piemonte. Cosa spinge queste banche ad assumersi il rischio di accollarsi le azioni spettanti ai soci di minoranza, per un massimo di 34 milioni? Non sono solo le commissioni. Una parziale risposta viene dal prospetto dell'operazione. Tra i «fattori di rischio» c'è il conflitto d'interessi. Sia Hvb sia Banca del Piemonte «si trovano in situazione di potenziale conflitto di interessi» in quanto, soprattutto UniCredit, sono finanziatori della Juventus, per 19,3 milioni al 31 marzo 2007, pari al 32,6% dell'indebitamente finanziario.
Il prospetto segnala poi alcuni intrecci. Camillo Venesio, consigliere Juventus, è a.d. di Banca del Piemonte. Carlo Sant'Albano, consigliere Juve e a.d. della controllante Ifil, è consigliere di sorveglianza di Intesa Sanpaolo (di cui Ifil ha il 2,45%).Virgilio Marrone,a.d. Ifi, è consigliere di gestione di Intesa. Con l'acquisizione annunciata di Capitalia, UniCredit diventerà azionista al 49% di Italpetroli, che controlla l'As Roma. Chissà come la prenderanno i tifosi della Magica.

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Juventus: cede progetto "Mondo Juve" e Campi Vinovo

(Teleborsa) - Roma, 26 lug - Juventus FC comunica che Costruzioni Generali Gilardi S.p.A. (CGG), in data odierna, ha esercitato i diritti di opzione di acquisto delle azioni Campi di Vinovo S.p.A. (Campi di Vinovo) detenute da Juventus F.C. S.p.A. (Juventus) secondo quanto disposto dal contratto di opzione sottoscritto tra le parti in data 31 marzo 2006.
A seguito dell'esercizio dei diritti di opzione da parte di CGG, Juventus provvederà entro il 28 settembre 2007 a trasferire a CGG tutte le azioni Campi di Vinovo in suo possesso e pari al 69,8% del capitale sociale della Campi di Vinovo. Conseguentemente, Juventus non deterrà più alcuna azione in Campi di Vinovo.
Inoltre, e sempre in data odierna, in esecuzione delle obbligazioni assunte nel contratto di opzione sottoscritto con CGG il 31 marzo 2006, Juventus ha ceduto a Campi di Vinovo il ramo d'azienda avente ad oggetto i contratti e le attività relative alla realizzazione del parco commerciale sito nei Comuni di Vinovo e Nichelino (il Progetto "Mondo Juve"). Il corrispettivo complessivamente pattuito per la cessione del ramo d'azienda è di 25 milioni di euro. Contestualmente Juventus ha definito in 19,2 milioni la propria obbligazione contrattuale a fronte degli oneri di urbanizzazione.
Le motivazioni principali sottostanti all'operazione di cessione del ramo d'azienda, propedeutica alla cessione della partecipazione detenuta da Juventus in Campi di Vinovo a seguito dell'esercizio del diritto di opzione sopra menzionato da parte di CGG, è la razionalizzazione della struttura relativa al progetto "Mondo Juve" mediante l'accentramento in Campi di Vinovo di tutti gli elementi, i beni e i rapporti giuridici attinenti al progetto.
L'operazione, nel suo complesso, e all'esito di tutti i passaggi previsti, evidenzierà un risultato economico sull'esercizio in corso, al netto della quota di oneri di urbanizzazione a carico di Juventus, di sostanziale equilibrio. L'effetto finanziario nel suo complesso risulterà positivo per circa 23,5 milioni, ripartito in un arco temporale di sei esercizi, essendo l'ultima rata di pagamento prevista entro il 31 dicembre 2013.

2 commenti:

aronne mosconi ha detto...

Oggi ho mangiato leggero e purtroppo non ti posso lasciare il mio saluto.
Però volevo proporre un nuovo premio dopo il Golden Foot per delpiero: il Golden Fool

Mirko ha detto...

Povero... Ti do spazio solo perchè mi spiace privarlo a chi non ci arriva...



juve

juve/


NON UN EURO ALLA GAZZETTA!!!

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