lunedì, settembre 17, 2007

DAL DR. ZOIDBERG

Non è cambiato niente. Lo sapevamo. Non ci aspettavamo un trattamento di favore nemmeno dopo la fregatura della B e gli scudetti vaporizzati sotto il sole giustizialista del Palazzo. Anzi.

La rinnovata nomenklatura tutta sabauda installatasi in corso Galileo Ferraris non sembra curarsi troppo di una situazione che - detto fuor di metafora - pare quella di uno zoppo che ha il piede buono nella fossa.

Il cobollismo non trova terreno fertile in Lega (è di pochi giorni fa il persona non grata rimediato dal liquidatore di famiglia in via Rosellini), gli arbitri ci mostrano il rispetto che usaulmente si riserva a un ladruncolo dal verduriere e la squadra non sembra disporre degli anticorpi giusti per difendersi dalla borghesissima aura mediocritas che la sta progressivamente avvolgendo.

Nulla di nuovo: d'altra parte i piedi di argilla non diventano d'acciaio in un batter di nocche, né i pesciolini d'acquetta si fanno d'improvviso squali. Ma, almeno, un po' di dignità - anche a spiccioli - pensavamo di meritarcela.

Invece no, la Signora è ladra come prima. Rinnovata, simpatica, imbellettata come una debuttante in società, ma sempre ladra.

I cagnacci della televisione, invece di mollare la presa, l'hanno acuita, aggiungendo un certo compiacimento nell'affondare le zanne nella già tenerissima carne della carcassa bianconera.

Ma prepariamoci e, già che ci siamo, facciamoci pure (l'ennesimo) callo: il motto di casa Juve è porgere l'altra guancia, tanto che agli schiaffi dei (soliti) fustigatori si sceglie di rispondere con quel sorrisetto idiota che altro non fa che aumentare il prurito di mani peraltro già ben disposte ad offendere.

Attaccare la Juventus non è più un'urgenza giustificatoria, un alibi vergognoso quanto confortevole. E' una necessità, un irrinunciabile vizio capitale: si spara come cecchini su una crocerossa sgangherata e bolsa come un furgone da rapina senza ruote, con la certezza dell'impunità e il sottile piacere del grattarsi proprio là dove pizzica.

Ecco cosa è diventata la Juventus: un ricettacolo di odio, un contenitore dei sentimenti di scarto altrui, di quell'astio e di quel rancore che solo la miseria di certe esistenze sa produrre.

109 anni di gloria si sono mutati in due minuti d'odio. Come quelli che nel "1984" di Orwell il Ministero della Verità (una coincidenza per niente casuale) concede ai suoi dipendenti: ogni giorno, per centoventi secondi, viene proiettato un filmato contenente le azioni più turpi e riprovevoli, al termine del quale la multitudo impiegatizia sfoga il suo risentimento, scagliando sedie e oggetti di ogni tipo contro lo schermo. Così, con questo ripetuto evento catartico, il governo calma i bollenti spiriti e porta in superficie l'aggressività soffocata dalla tetraggine del regime.

Consoliamoci, almeno un'utilità cosmica ce l'abbiamo e prima o poi una compassionevole pacca sulla spalla ce la concederanno. Se non altro per l'ottimo lavoro svolto.


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