mercoledì, maggio 16, 2007

LE AMENESIE DI PALAZZI E DI LUNA

Il nuovo porto delle nebbie
di Riccardo Luna

"Quando riguardo le vecchie prime pagine de Il Romanista quasi sempre mi emoziono. Per esempio un anno fa esatto titolammo "Ladroni d'Italia" sopra la foto dei giocatori della Juve che festeggiavano lo scudetto che di lì a poco sarebbe stato assegnato all'Inter a tavolino. Erano giorni drammatici e fantastici: ogni giorno le intercettazioni dei carabinieri scoperchiavano un pezzetto di quel sistema di ruberie che per una vita avevamo provato a raccontare senza avere le prove e che puntualmente si era vendicato di chi lo aveva sfidato. Mentre una a una cadevano le teste del potere, c'era il dolore per la certezza di essere stati ingannati in una delle nostre grandi passioni, il pallone, ma anche la speranza di avere di lì a poco un calcio migliore. Quando arrivarono le prime sentenze, con la festa per il Mondiale di Berlino ancora nell'aria, titolammo "Cialtroni del Mondo" e demmo gran parte del merito a un giovane procuratore che aveva lavorato notte e giorno per trasformare in accuse le indagini di Francesco Saverio Borrelli; e che in aula si era battuto come un leone per ottenere le condanne. "Palazzi, uno di noi", strillammo un giorno per dire non lo avremmo lasciato solo: di lì a poco infatti, nel processo di appello, la corte di Sandulli lasciò che gli avvocati difensori facessero a brandelli il giovane procuratore. E la sentenza di primo grado. E la verità su Calciopoli.
E' passato un anno, e Palazzi è sparito: le inchieste sul marcio del calcio non sono finite, ma arrivano sul suo tavolo. E lì restano. Per mesi. Per sempre. La Gea, Mancini, i pedinamenti di De Santis, le scommesse. E pure i cori razzisti cantati in un derby primavera a Formello: l'Ufficio indagini ha chiuso il suo lavoro da un pezzo, ma Palazzi dorme. Non archivia e non deferisce. Aspetta. Forse di diventare Superprocuratore a luglio. Che qualcuno lo svegli, per favore."

Insomma, a Padovan (Tuttosport) e Rocca (Il Foglio) e Gigi Moncalvo (Rai Due), si aggiunge Riccardo Luna: Palazzi dorme, soffre di amnesie. Ma alle amnesie di Palazzi mi pare proprio che si affianchino quelle dello stesso Luna. Due o tre, ben intesi, non di più. Ma anche Luna dimentica qualcosa. Per esempio, il doping amministrativo. Cos'è, un tema che non piace, non va di moda? Forse che, oltre all'Inter, anche la Roma non ha proprio la coscienza a posto?
E cosa pensa, Luna, del fatto che una società tenti di vendere a sé stessa il proprio marchio? (Della serie "Pronto? "Sì, chi parla?" "Sono la Roma". "Ah, ciao Roma, anch'io sono la Roma", "Ma guarda, Roma, cercavo proprio te. Mi chiedevo se vorresti comprare il tuo stesso marchio? "Il mio stesso marchio? Il marchio della Roma? Ma sì, che idea, perchè no?!").
E di Capitalia, cosa pensa? E di Danilo Coppola, e degli alberghi venduti? E della GEA, un "figlio" sì e l'altro no?
E visto il tema di attualità, la terribile Semana che finanziava niente meno che gli striscioni dei tifosi bianconeri: cosa pensa, Luna, dei derby interrotti, dei tutti assolti perché è stata allucinazione collettiva, delle minacce di incendiare tutto se solo..., delle interviste al Prefetto Serra, appena appena simpatizzante della sua squadra, ma così, giusto una leggera simpatia, che dice cose tipo che sugli striscioni chiuderemo un occhio, e non criminalizziamo una tifoseria intera, e quattro "puncicati" qua e là?
E a proposito della "verità di Calciopoli": cosa pensa del processo, di come si è svolto, delle sentenze, del diritto alla difesa pienamente garantito (beh, questo lo ha detto: "gli avvocati difensori hanno fatto a brandelli il giovane procuratore Palazzi"), delle prove schiaccianti, delle pistole fumanti a go-go, dei sorteggi pilotati, dell'ammonizione dei giocatori dell'Udinese?
E cosa pensa Luna, lui che è stato così attivo a cercare, dire, fare, sapere, rovistare nella letteratura di Calciopoli... Cosa pensa di questo breve stralcio, sempre tratto dalla letteratura di Calciopoli, che a me piace tanto:

"Agli inizi di dicembre [1999] mi venne detto di inviare gli indirizzi di casa degli arbitri a due club di calcio: Lazio e Roma. Io mi rifiutai perché sapevo che vi è una norma del regolamento AIA che vietava di fare ciò ed anzi dissi a Pairetto che in quel modo qualsiasi società, saputo il nome dell'arbitro il venerdì, il giorno seguente poteva recapitare a casa doni, regali o altre cose".

Letteratura minore, certo, ma il fatto è che non esiste solo Moccia, né solo Moggi.
Certo, Luna è un giornalista, non un procuratore federale. Però l'anno scorso non mi pareva esserci, tra l'una e l'altra cosa, tutta questa differenza (avrò un difetto di memoria anch'io?).

La verità di Calciopoli, dice Luna.
Il porto delle nebbie.
Secondo me mai citazione fu, involontariamente, più esatta di quest'ultima.

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juve

juve/


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