mercoledì, dicembre 19, 2007

ARTICOLO SU FARSOPOLI APPENA USCITI:

Da Repubblica (cartacea) pagine 52-53-54

CORRADO ZUNINO
Lo chiamano direttore, ancora direttore. E’ indagato per
associazione a delinquere e frode sportiva, minacce e
illecita concorrenza. In due procure diverse. Ed è stato
squalificato per cinque anni dal calcio italiano. Niente. Il
calcio italiano, un pezzo probabilmente irrecuperabile ma
sicuramente importante, chiama ancora Luciano Moggi, ne
ascolta i suggerimenti, gli fa relazioni su giovani talenti
da smistare a squadre amiche. E torna a brigare con lui, non
ha mai smesso. Lo dicono le 409 pagine di informativa dei
carabinieri che hanno riaperto un istante prima del processo
la Calciopoli 2. Rino Foschi, direttore sportivo del
Palermo, non si fa scrupolo di insultare il suo presidente
(«non sa quel che dice poverino») e il compagno di lavoro
(«Sagramola e un def... non pericoloso») pur di difendere
Moggi. «Sei l’unica persona innocente». I peggiori, secondo
Foschi, sono ancora sul trono: «Galliani, Carraro, Petrucci,
Agnolin», li elenca. «Poi ti vengo a fare compagnia in
spiaggia, ma prima faccio nomi e cognomi a reti
unificate...». Moggi non può fare a meno di questo mondo, e
continua a telefonare. Il vero disastro è che il calcio gli
dà retta, audience, un ruolo. «Io ti vengo dietro Luciano, a
costo di farlo solo con te, sono tuo», gli dice Riccardo
Calleri, uomo della Gea del figlio Alessandro. E se Foschi è
pronto a tradire Zamparini per fare posto a Flavio Briatore
— «tranquillo, vuole vendere, lo spinge la moglie e poi per
due anni sarà occupato a costruire in centro che gli han
dato il via libera » —, Aldo Spinelli, nave scuola dei
presidenti, risponde candido a Moggi: «Io non voglio
Briatore, voglio te». Poi lo incontra a Genova. Alessio
Secco, l’uomo che avrebbe dovuto sancire la rottura della
nuova Juventus con la vecchia Triade, risponde sull’attenti
all’appuntamento fissato da Moggi. Urbano Cairo, presidente
berlusconiano del Torino, ci va prendere il caffè. Moggi nel
tentativo di ricostruire una “cupoletta” resuscita degli
autentici cadaveri calcistici: l’ex presidente di
federazione Innocenzo Mazzini, quello che prometteva arbitri
a Lotito, il Meani che otteneva arbitri per conto del Milan,
il Lucchesi che oggi sverna ad Avellino covando il suo
rancore contro Franco Baldini. Al Genoa l’uomo di Moggi è
Stefano Capozucca: fece precipitare la squadra in C grazie
alla valigetta in contanti “per Maldonado”, ma Enrico
Preziosi non intende liberarsene. Moggi ordina: «Mi servono
quattro biglietti di tribuna d’onore ». Capozucca esegue:
«Te li faccio dare da Enrico». Poi gli spiffera le
iniziative del vice Pastorello, nemico di entrambi: «Ha
preso Di Vaio perché il procuratore è suo figlio e ora
caccia Gauccino». L’ex dg della Juve passa con conosciuta
nonchalance dalla serie D del sodale Punghellini agli affari
con il procuratore Petricca, fino al boicottaggio del gran
nemico Galliani. Sembra preoccupato per la campagna acquisti
fallimentare del Milan: Grimi, Olivera, «ora anche Ronaldo»
e si premura di farlo sapere «al capo, io stasera gli parlo
». Sembra Berlusconi, come poi riferirà Moggi all’ultimo
giornalista al guinzaglio: «Stanno facendo una grandine di
cazzate da paura, incompetenti. Sai, gli ho parlato. Non
vorrei che se poi non vanno in Coppa dei campioni se la
prendono con me». Moggi esulta delle disgrazie altrui: «E’
grande, Galliani e Moratti indagati per doping
amministrativo ». Poi si adopera con il Messina per fermare
il passaggio al Milan del portiere Storari. I carabinieri
del nucleo operativo di Roma spiegano così la nuova rete
d’affari: «Luciano Moggi ha continuato a esercitare
influenza su certi settori del mondo del calcio mantenendo
attivi i propri interessi attraverso dirigenti di società e
operatori del mercato». Con loro lui millanta come sempre:
«Ho conosciuto il presidente del Senegal... Volevo dire
presidente della federazione». E ancora: «L’arbitro ha
cancellato la mia squalifica». No, sono sempre cinque
anni.

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La “campagna mediatica” di Luciano
“Quando sei a Matrix devi dire così”

ANGELO CAROTENUTO
NAPOLI — La difesa di Moggi doveva passare
in tv. Doveva fare rumore. Nell’informativa spedita alla
Procura di Napoli dal nucleo dei carabinieri di Roma
comandati dal maggiore Lorenzo Sabatino si parla di
“campagna mediatica” da sviluppare per «divulgare
nell’opinione pubblica una propria versione giustificativa».
Ecco così il Moggi opinionista nella trasmissione “Lunedì di
rigore” in onda ogni lunedì sull’emittente lombarda Antenna
Tre; ecco il curatore della rubrica per il quotidiano
Libero; ed eccolo nelle vesti di commentatore per la
trasmissione radiofonica della radio napoletana “Kiss Kiss”.
Gli investigatori ritengono che Moggi si sia talvolta
servito di alcuni di questi spazi per scredita-re personaggi
coinvolti nella vicenda. In una delle intercettazioni
telefonica, Gennaro Mazzei, ex vicecommissario della Can,
confessa l’idea di prendere parte a Matrix, il programma di
Canale 5. «A fare un po’ di casino… Non vorrei che poi
vuole… come si chiama… l’esclusiva». Moggi: «No, no, te
l’organizzo io, non ti preoccupare». Mazzei: «Mi sembra ‘na
trasmissione dove ridicolizzano parecchio però». Moggi:
«Vale quattro volte il Processo di Biscardi… Fidati di me».
In una telefonata successiva i due parlano di una linea da
tenere. Moggi: «Molto cauto, ma tu puoi dire la verità,
mica, mica… Molto cauto significa che telefonavano tutti (…)
giornalisticamente devi dire: sì mi telefonavano». Mazzei:
«Dirò che non chiamavano solo me, ma io ho assistito anche
alle telefonate di Bergamo e Pairetto, e chiamavano tutti
(…) Hanno fatto un processo mediatico finora e bisogna
mediaticamente impugnarlo». Vengono tirati in ballo
carabinieri, giornalisti, il Sisde.

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I Verbali - 1

Quell’arbitro nella stanza 404
“Prendila, è la sim card segreta”


MARCO MENSURATI

ROMA — Eccola qui, finalmente, la versione
di Danilo Nucini, l’arbitro che dopo essere stato avvicinato
da Moggi e dalla sua cupola decise di non accettare la sim
svizzera e di denunciare tutto all’Inter. Un racconto
suggestivo e avvincente, il suo, dal quale, oltre alle
modalità della commedia moggiana, si evince un dato: e cioè
che se solo l’Inter lo avesse voluto, il coperchio sul
marcio di Calciopoli si sarebbe potuto sollevare già nel
2003: con tre anni di anticipo. Ma l’Inter, misteriosamente,
non volle. Sono le undici del mattino di martedì 12 ottobre
2006. Calciopoli volge al termine, l’Italia è campione del
mondo, la Juventus gioca in serie B e la furia estiva
dell’opinione pubblica è un ricordo sbiadito. Ma in un
piccolo ufficio di Bergamo, davanti a una scrivania c’è
qualcuno che ancora lavora sodo per capire cosa è successo
davvero nel calcio italiano: si tratta del procuratore
federale Francesco Saverio Borrelli e del suo collaboratore,
Federico D’Andrea. Hanno convocato Nucini. E vogliono che
gli racconti tutta la sua storia. Lui è nervoso, agitato —
come sempre, del resto, quando racconta di quel giorno —
però stavolta non può schivare, come fa di solito con i
giornalisti, allora prende fiato, si fa coraggio e comincia.
«Era il 25 marzo del 2003. Fabiani (Mariano, braccio destro
di Moggi, ndr) mi telefona e mi fissa un appuntamento, a
Bergamo, di fianco all’hotel Cristallo Palace (...)».
L’incontro si risolve con poche parole («mi dice che se mi
dimostro loro amico arbitrerò in serie A») e con la promessa
di rivedersi. Cosa che accade di lì a poco. Il 25 settembre
alle 17.30, Fabiani lo chiama e fissa un secondo
appuntamento. In un luogo più misterioso, stavolta:
«All’uscita Greggio dell’autostrada Milano- Torino. Vuole
condurmi a incontrare il suo uomo. Salgo sulla sua nuova
Ypsilon e lui si dirige al primo centro abitato». Qui
Fabiani fa una cosa strana, apparentemente incomprensibile.
Ferma l’automobile davanti a una tabaccheria, compra una
ricarica per un telefonino, poi risale e torna al punto di
partenza: all’uscita Greggio. «Di lì, ciascuno sulla propria
macchina andiamo verso Torino. A Torino andiamo direttamente
all’Hotel Concorde, in via Luigi La Grange. Lì, entriamo
direttamente nella stanza 404. Dove pochi minuti dopo arriva
Luciano Moggi. Dopo i soliti convenevoli Moggi mi dice:
“Adesso ti faccio vedere io”. Prende il telefonino e chiama
a turno i due designatori (Bergamo e Pairetto, ndr) con i
quali sponsorizza il mio utilizzo come arbitro. Poi mi
saluta invitandomi ad ascoltare il suo amico Fabiani. Quando
Moggi lascia la stanza, Fabiani mi consegna una scheda
telefonica e mi invita a comunicare con lui solamente
tramite quella. Scendiamo e ricordo che le chiavi della
Ypsilon erano state depositate nella casella del direttore,
la 303». A questo punto, Nucini fa una lunga pausa. Perché
di qui in avanti si parla dell’Inter e della parte meno
comprensibile di tutta questa storia. «Sono ripartito da
solo per tornare a casa. Ho preavvertito Facchetti che
dovevo assolutamente vederlo perché ero arrivato al cuore
del problema. Subito dopo aver parlato con Facchetti buttai
la scheda anche se della stessa ho annotato il numero ».

(E certo, la "prova" l'ha buttata, e bravo nucini )

Tra
lui e l’ex presidente dell’Inter, aveva spiegato Nucini a
Borrelli e D’Andrea, c’era un rapporto ormai consolidato.
«Con Facchetti mi vidi nei primi giorni di ottobre, a casa
sua, a Cassano D’Adda. E a Facchetti raccontai tutto. (...)
Mi disse che tutto andava denunciato. Su questo concordammo
anche se le nostre opinioni divergevano sulle modalità della
denuncia». Nucini pensava che uscendo allo scoperto da solo
il suo racconto non sarebbe stato credibile. «Facchetti non
intendeva scoprirsi, e questo non per mancanza di coraggio
personale ma solo perché un suo coinvolgimento avrebbe
coinvolto l’Inter in un ginepraio di polemiche che avrebbero
finito per danneggiare la società (...)». Così non se ne
fece niente. «Discutemmo a lungo... poi le nostre
frequentazioni si diradarono fino ad interrompersi».

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Verbali - 2

Moratti: “E io chiamai Tavaroli”

ROMA — L’altra faccia delle dichiarazioni di Nucini sono le
parole di Massimo Moratti davanti a Borrelli. «Temevo che
fosse una trappola. Ricordo che Facchetti mi disse che
Nucini gli aveva raccontato di essere stato una volta
accompagnato al cospetto di Moggi a Torino dove quest’ultimo
gli aveva offerto la disponibilità di un’utenza telefonica
cellulare riservata». Considerata l’«ipotesi trappola»,
Moratti decise di muoversi con cautela: «Ritenni opportuno
fare delle verifiche in merito e a tal fine mi rivolsi al
Tavaroli (Giuliano ex carabiniere, dirigente della Telecom
già indagato nelle inchieste Telecom dalla procura di
Milano, ndr) che conoscevo quale persona capace che curava
la sicurezza per la Pirelli. Intendo precisare che il
coinvolgimento di Tavaroli fu da me ritenuto utile per
tutelare Facchetti affinché questi non compisse passi falsi
nel rapporto con Nucini (...). Non ho mai dato alcun mandato
a Tavaroli per redigere un dossier sull’arbitro De Santis né
ho mai visto alcun documento in merito. Ho appreso solo
dalla lettura dei giornali dell’esistenza del dossier
Ladroni e mi sento di escludere che un simile mandato possa
essere stato dato da Facchetti». Insomma: a Tavaroli Moratti
chiese una consulenza generica sulla vicenda Nucini. In
ordine alla quale Tavaroli disse «che non c’era nulla di
rilevante». Per questo Moratti disse a Facchetti di non
andare nemmeno in procura: «I fatti erano talmente generici
che doveva denunciarli Nucini». Diverso, invece il capitolo
Vieri: «Nel 2001, l’ad dell’Inter, Ghelfi fece svolgere
accertamenti sul giocatore per verificare se mantenesse un
comportamento consono a quello di un atleta. Fu interessato
Tavaroli, che indicò un’agenzia specializzata in
investigazioni ». Ne venne fuori un dossier: «Ricordo
soltanto che c’era scritto che Vieri non era solito bere
alcolici ma correva molto in auto».
(ma.me.)

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Verbali - 3

“Luciano, io voglio te come socio”

Spinelli: no a Briatore e offre il Livorno a Moggi. Foschi chiedeva il manager F1 a Palermo

ANGELO CAROTENUTO

Il MILAN Moggi si tiene aggiornato sulle
mosse del Milan. Al telefono con Luca Cattani (un
giornalista, ndr) dice che sul contratto per Dida si informa
lui. Poi parlano dell’ingaggio di Storari. Moggi: «Stanno
facendo una grandine di cazzate (…) Ma poi è un mezzo
giocatore». C.: «L’imbecillità dei dirigenti...». M.: «No,
ma io stasera parlo co… se no mando a fanculo tutti. Ora non
ci volevo parlà, ma se mi dici di questa cosa qui stasera ci
parlo (…) È una cosa che non mi va bene». Poi, il discorso
scivola su Ronaldo. Cattani: «Gratuito. Gratuito». Moggi:
«Sai che ho pensato io. Non vorrei che mi rimproverassero
che magari non vanno in Coppa dei Campioni, e la colpa è
mia. Lasciamoli operare. Ci vuol poco, ci vuol poco a prende
le colpe che non hai. Poi dopo se no li mando a fanc… e
chiuso… ». Ancora parlando del Milan, Moggi fa riferimento a
un misterioso Capo: «Il problema vero è che potrei
rischiare, pensandoci bene… in pratica poi si ritorce contro
di me, ma se falliscono la coppa dei Campioni. Allora morale
della favola, io stasera parlo col capo… (…) Ma non gli dico
niente… faccio parlà lui e sento quello che mi dice ». C’è
poi il discorso del doping amministrativo. Cattani: «È
uscito fuori che Moratti e Galliani so’ indagati dalla
Procura di Milano». Moggi: «Per doping amministrativo? È
grande. Gua… mo voglio vedè come la mette…».

CARRARO E LETTA
Wiliam Punghellini, presidente della D, dice: «Le pressioni
le ha fatte una persona sola. Carraro (…) Anche Tavecchio ci
ha messo del suo. Addirittura gli ha telefonato Gianni
Letta, hai capito. Per salvare Carraro naturalmente». Poi,
convocato dai pm di Napoli spiega: «È stato Carlo Tavecchio
a confidarmi che lui aveva ricevuto una telefonata da Gianni
Letta il quale ultimo aveva chiesto a Tavecchio se la
decisione di primo grado per Carraro (4 anni e 6 mesi di
squalifica, ndr) era da ritenersi definitiva ovvero se vi
erano speranze di una possibile assoluzione. Tavecchio mi
disse che lui, per parte sua, aveva risposto che riteneva
Carraro estraneo ai fatti». La sentenza di secondo grado
(presidente Piero Sandulli) ridusse la squalifica a una
multa di 80mila euro più diffida. «Nell’ambiente della
Federazione - spiega ancora Tavecchio - era circostanza
notoria quella secondo cui esisteva un rapporto di amicizia
tra Sandulli e Carraro».

LA JUVE E SECCO

Il 5 gennaio Moggi
chiama Secco, ds della Juve. «M’hai cercato?». Secco: «Ieri
avevo bisogno di parlarle
per chiedere una cosa». Moggi
«Occhio mi raccomando perché stanno facendo… ti do un flash…
troppa pubblicità… non vorrei che fosse un tranello… per
tirarti dentro ». E Secco gli chiede un incontro prima di
doversi recare a un appuntamento.

CAIRO E IL TORINO
13 dicembre 2006. Moggi: «Dopo le feste ci vediamo io e te. Tu
non devi spendere tanti soldi, devi scambiare qualche
giocatore… (…) Tanto io lo so quello che vi serve (…) I
soldi falli spendere agli altri ». Cairo: «Infatti. Hai
ragione. Guarda mi sono messo prudente. Senti forse domani
vedo tuo figlio, che viene a trovarmi».

IL GENOA
Moggi chiama l’ex dg Capozucca: «Ma la Lucchese t’ha chiesto
Aurelio? ». Capozzucca: «Sì». Moggi: «A me mi interessa che
gli venda dato».

BRIATORE E IL PALERMO

Il ds Foschi a Moggi:
«Da uno a dieci quante possibilità c’è per te un Briatore
possa prendere il Palermo? ». Moggi: «Ci sono (…) Ma tanto
se venisse lui te ci resti… non ci so problemi (…) Campa
tranquillo. Tu sei il pupillo mio… io le persone non le
tradisco mai». A Foschi Moggi dice che l’arbitrato gli ha
cancellato la squalifica. Foschi: «Stasera faccio champagne…
ti giuro faccio champagne ». Poi Moggi si corregge.

IL SIENA
Per gli inquirenti Moggi si è attivato per la cessione del
club. Claudio Mangiavacchi, ex presidente Siena al ds
Perinetti: «C’è il nostro amico che mi chiama tutti i
giorni». Perinetti: «Penso che ti voglia dire qualcosa per
la società, secondo me lui ha qualcuno… (…) Vogliono fare
un’operazione, che l’unico modo per rientrare nel calcio per
lui è quello lì (…) Avrà qualcuno… con la storia di Giraudo,
Briatore». Mangiavacchi: «Ma è sempre squalificato?».
Perinetti: «Cosa significa? Uno il proprietario lo può fare…
chi ti squalifica come proprietario (…) certo non puoi
figurare direttamente ». Moggi stesso ne parla: «Ho trovato
una cosa importante penso, una finanziaria americana».
Mangiavacchi: «Fai te tanto conosci ogni cosa». E un’altra
volta: «Ti disturbo grande capo? (…) Io aspetto sempre ed
esclusivamente l’ordine tuo. Perché il capo supremo di tutte
le operazioni di tutto il mondo del calcio sei e rimarrai
sempre te». Auriemma dice a Perinetti: «Prima che decidano
hanno da parlà prima col direttore, co Moggi… perché senza
Luciano non fanno niente». Poi Auriemma a Moggi: «C’è un
amico mio che sta comprando il Siena… Diciamo lo stesso
proprietario della Salernitana… Giovanni Lombardo
».

LA SMANIA
Perinetti: «Moggi che non si rassegna e si butta
da tutte le parti, fa un casino… E vabbè… smania… però».

IL LIVORNO -
Il presidente Spinelli chiede consigli
sull’allenatore. «Cosmi lo escluderei», gli dice Moggi.
Rispunta Briatore azionista. E Spinelli: «Devo vendere e
basta. Ho perso 18 milioni. Me lo paghi in due anni, in tre
anni (…) Tu non puoi dirigerla come faresti? Mettiamo
Scapini». Moggi gli consiglia Ventrone preparatore. «Intanto
io rientro sul discorso co’ Briatore». Spinelli: «Ma tu devi
entrare, e non Briatore, a me non me ne frega niente di
Briatore».

GRAVINA E TAVECCHIO

Il 26 dicembre 2006 alle 13 e 06 Moggi chiama Carlo Tavecchio, presidente della Lega
nazionale dilettanti e attuale vicepresidente federale. «In
tutte queste disgrazie non ti sei fatto sentire». Tavecchio:
«Sono stato a vedere senza fare riflessioni, è un mondo
brutto questo». Moggi: «Senti io avrei bisogno di vederti in
questo mondo brutto». Tavecchio: «Quando vuoi».

IL MARESCIALLO

Numerose le conversazioni con Innocenzo Mazzini,
già vicepresidente della Federcalcio. I due sono anche certi
di essere intercettati. Mazzini: «Non sapevo se questo
numero è ancora in funzione…». Moggi: «Cero che funziona».
Mazzini: «Salutiamo il maresciallo e stiamo apposto».

LA NAZIONALE

L’8 gennaio 2007 Mazzini e Moggi parlano della
Nazionale. Mazzini: «Ma secondo te ma che si può fa finta
che tutto vada bene? Quando stasera alle ore 16 e 30 il capo
dello Stato riceve tutta la Nazionale e Gianfranco Carraro».
Moggi: «Addirittura ». Mazzini: «Gianfranco Carraro. Alla
premiazione della Nazionale. Noi trattati come bestie da
tutti e questo che va in televisione a fare il bello, il
puro, il buono, quello che non c’entra nulla (…) Mi sembra
si sia raggiunto il limite della sopportazione ».

IL MESSINA E IL LODO
Giovanni Carabellò, ex dg del Messina, funge
secondo gli inquirenti da collegamento tra Moggi e il
Messina, oltre che essere il riferimento per avere
aggiornamenti sul lodo arbitrale. Dei loro incontri c’è
anche traccia fotografica. Moggi: «Bene… ti sei studiato
bene tutto?». Carabellò: «Maaa. Ci sto provando, perché sa…
è molto lungo, non è una cosa normale, comunque ho visto che
le prime cose non è che sono… assolutamente negative, anzi…
». Moggi: «No, ma che negative (…)
Ci dovremmo vedere a Roma».

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Verbali - 4

“Sul lodo di Carraro
pressioni da Petrucci”

ROMA — Delle oltre quattrocento pagine depositate dalla
procura di Napoli ce ne sono alcune che riguardano
direttamente le presunte «pressioni» esercitate dal numero
uno del Coni Gianni Petrucci sul presidente della Camera di
Conciliazione e Arbitrato (la cassazione dello sport), Pier
Luigi Ronzani. A parlarne ai pm è lo stesso giudice. «La
camera di conciliazione — si legge nel verbale — ha trattato
le vicende relative alle società Lazio, Juventus, Fiorentina
e Milan. E per queste vicende non vi sono state pressioni o
comunque indicazioni o suggerimenti (...) Invece ciò si è
verificato più o meno subito dopo l’istanza da parte di
Franco Carraro ». La sentenza di secondo grado aveva già
ridotto la condanna iniziale di Carraro (4 anni e 6 mesi di
inibizione) a una multa di 80mila euro con diffida. Ma
Carraro chiedeva la completa assoluzione. «Io mi trovavo a
Roma, in albergo, e si presentò a me il presidente Petrucci
il quale ultimo nell’ambito di un contesto più generale
volle affrontare il discorso riguardante Carraro. Disse che
riteneva che un organo del Coni, ovvero la Camera di
Conciliazione, non potesse giudicare circa la posizione di
un membro di Giunta Coni. Suggeriva pertanto di adottare una
decisione di incompetenza poiché secondo il suo parere la
posizione di Carraro doveva essere trattata innanzi al Tar
del Lazio. Replicai dicendo che non accettavo suggerimenti o
indicazioni esterne, tanto più da una persona che ritenevo
non avesse sufficiente preparazione giuridica (...) È vero
che a un certo punto volarono anche parole grosse ma questo
avvenne poiché Petrucci continuamente denigrava la mia
persona (...) Deliberammo di annullare la diffida e ci
dichiarammo incompetenti quanto alla pena pecuniaria». Il
verbale si chiude con una dichiarazione tutta da
interpretare: «Voglio aggiungere che avevo delle perplessità
su talune decisioni del Tar del Lazio», in particolare
quelle relative alle retrocessioni di Messina e Torres,
prima decise dalla Camera e poi annullate dal tribunale
amministrativo: «Il nostro lavoro era giuridicamente
ineccepibile».
(ma.me.)


Qui c'è qualcunoche mente: o Moratti, o Nucini o Tavaroli. Se me ne sono accorto io, dubito passerà inosservato in sede di processo. Ma perchè Nucini non va aconfessare? Ha paura che Moggi gli faccia una macumba? Mah....

10 commenti:

Vincenzo ha detto...

Qui mi astengono da qualsiasi commento altrimenti il blog rischia la chiusura...

Oggi,purtroppo,la verità è di chi può comprarsela non di chi la possiede.

antonio megni ha detto...

Strana, la gente. Soprattutto quando parla di calcio: su Moggi e la Juve ci sono vagonate di indizi (pesantissimi) e testinonianze (pesantissime). Eppure, gli juventini sono iper-garantisti: "Aspettiamo la sentenza". Tutto questo garantismo si dissolve nel nulla, non appena si parla di Inter e di Moratti: non ci sono prove, solo qualche "sussurro", eppure in questo caso i commenti degli juventini ostentano una certezza assoluta del fatto che Moratti avrebbe fatto chissà quali nefandezze. Addirittura, c'è chi scrive che "siccome non se ne parla da tempo", allora vuol dire che quelle voci sono state insabbiate. Insomma, decidetevi: se se ne parla, allora è vero, e se non se ne parla, allora è vero. Mi pare che non si dia scampo, che non si voglia neanche immaginare la possibilità che Moratti non sia colpevole di chissà quali orribili misfatti. Invece, la posizione di Moggi, con tonnellate di prove e indizi sotto gli occhi di tutti, è "ancora da vedere". Mah.

Mirko ha detto...

Forse perchè a Moggi (ma soprattutto alla Juve, l'unica cosa di cui mi interessa) è stato fatto un processo mediatico basato sul nulla, calpestata la presunzione d'innocenza e condannata a favore di quel Moratti che tu difendi e del quale probabilemnte sei tifoso?

Ma secondo te a noi juventini interessa di Moggi o della squadra? SE, e sottolineo se, le accuse saranno accertate, la retrocessione sarebbe giusta e lo ammetterò pubblicamente; in caso contrario rideremo assieme. MA NOI SIAMO STATI PROCESSATI, OCNDANNATI E PUNITI. Voi invece?

Io non chiedo giustizialismo sull'Inter, chiedo GIUSTIZIA. Ovvero che vengano vagliate tutte le posizioni, fatti controlli su bilanci, trasferimenti, doping ecc da giudici imparziali e non dal nerazzurro Palazzi. Quando questo sarà fatto e verrà dimostrato che Moratti è innocente, allora mi sentirai dire che la Juve ruba e l'Inter è immacolata. Ma solo allora....

antonio megni ha detto...

non sono interista, sono di vicenza, ero tifoso del vicenza fino al 1986 quando dopo la conquista della serie A siamo stati condannati per partite vendute/comprate.
da allora, sentendomi tradito (sai, la passione, le trasferte, etc, per me che andavo allo stadio avevano hanno un forte significato), cerco di seguire gli sport dove c'è un pò di senso sportivo.
quel che succede nel calcio però mi incuriosisce comunque. la speranza è quella che il seme della cultura sportiva germogli anche lì.
stare dalla parte di moggi, francamente mi sembra che sia una cosa che non aiuti.
nemmeno sparare verso l'inter mi sembra che aiuti. l'inter poi mi sembra la nuova juve: un rigorino qui, un aiutino là, etc.
insomma, prima dello scandalo mi sembrava che la juve fosse favorita. fossi stato bianconero la cosa mi avrebbe imbarazzato; figuriamoci dopo aver letto le intercettazioni e dopo aver subito la condanna.
piuttosto i tifosi dovrebbero unirsi nel sentirsi traditi e pretendere che le regole vengano rispettate, non difendere ad occhi chiusi chiunque amministri i propri colori. adesso il nemico dello sport e dei tifosi non è il tifoso avversario, è il sistema non corretto che vi prende in giro.
leggendo il tuo blog questa cosa è abbastanza evidente. usi lo stesso metodo dei giornalai come li chiami: prendi la notizia e la esalti o la mortifichi secondo convenienza.
con la speranza di aver seminato qualcosa ti saluto

Mirko ha detto...

Intanto grazie per i tuoi commenti. Ti sembrerà forse strano, ma amo la conversazione civile ed il confronto.

E' vero, la sensazione è che io faccia esattamente come i giornalai da me tanto odiati, ma il motivo è semplice: E' VOLUTAMENTE COSI'. A parte certe riflessioni, sono volutamente fazioso e polemico. La differenza tra me e loro è che io sono parziale e non ci guadagno mezzo centesimo, loro sono strapagati e si ergono a paladini del calcio pulito, della moralità facile ed a tutti i costi.

Se ti va puoi andare nell'archivio e vedere l'evoluzione del mio pensiero (è tutto ben documentato). Inizialemnte lo scopo era difendere per quanto possibile la Juve, ma di pari passo con l'aumentare della calunnie alla mia squadra e data l'univocità di intenti nel colpire solo la Juve (smentiscimi che puoi), anche io ho cominciato a difendere a spada tratta Moggi. E guarda che so benissimo quanto questo soggetto sia e sia stato un danno per il sistema calcio, ma sono latresì convinto che 1) non fosse l'unico e 2) fosse talemnte conosciuto\rispettato\temuto che si sia voluto farlo fuori a tutti i costi. E le utlime intercettazioni che non provano un bel nulla, ma sono solo gossip, lo confermano.

Ripeto una volta per tutti: io tifo Juve, non Moggi. So che è un furbacchione, ma non più ne meno di altri, dipinti a santi martiri dai media. Gli stessi che hanno attaccato solo la Juve sia per Farsopoli che per il doping, cercando pure di infilarci dentro i bilanci.

Visto che con te si può parlare, spiegami perchè Palazzi dorme letteralmente sui bilanci di Inter e Milan, Roma e Lazio, aumentando notevolmente il rischio prescrizione, mentre per queste ultime vicende moggiane ha voluto gli atti il giorno seguente la loro pubblicazione e subito si è messo al lavoro con la celerità che ha dimostrato a maggio 2006?

Altra domanda: pubblicare quelle intercettazioni sui giornali e darle in pasto alla feccia, oggi come allora, non è VIOLARE IL SEGRETO ISTRUTTORIO, cosa configurabile a reato (e molto grave) in un paese democratico. Non ricordi quando alcune intercettazioni, poco dopo Farsopoli, erano state trovare a Politici e personaggi pubblichi cosa successe? Si disse che era reato pubblicarle prima di un processo, che si richiava la galera e che se illegali (Tavaroli, Cipriani, Telecom?) andavano distrutte anche qualora dimostrassero ipotesi di reato?

Solo io ho letto queste cose?

Vedi caro Antonio, io ti posso assicurare di volere il calcio pulito: è la mia passione ed in un certo qual senso la mia vita. Ho accettato a denti stretti la B, accetto sputi e insulti da ogni parte, ma non mi piace prenderlo in c**o solo a me. O le indagini si fanno a 360° e non con l'ausilio di aziende collegate a società calcistiche, oppure tutte le tue affermazione, pur condivisibili che siano, sono solo aria fritta.

Mirko

Vincenzo ha detto...

Strana la gente?O che tu sarai come quei comunistelli del cavolo che ritengono che il bene sia solo da una parte ed il male solo dall'altra?!

Quoto mirko,in tutto e per tutto:o indaghi a 360 gradi,in ogni direzione e sotto ogni aspetto oppure è solo aria fritta...

Moratti & co quali nefandezze?!
Mah,beati monocoli in terra caecorum...Ma anche chi ha anche solo un orecchio per sentire...

E tanti non mi pare che abbiano nè l'uno nè l'altro...

antonio megni ha detto...

vabbè, addio.

Mirko ha detto...

E' una tua scelta Antonio. Pensavo si potesse intrattenere una conversazione tra di noi... Le basi c'erano

Vincenzo ha detto...

Strana,la gente.

Anonimo ha detto...

quando la juve vinceva "a suo modo", non ho mai sentito parlare gli juventini di giustizia a 360° che strano.....



juve

juve/


NON UN EURO ALLA GAZZETTA!!!

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